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STORIA DI BARLETTA

 

« XIII Febbraio MDIII in equo certame contro tredici francesi qui tredici di ogni terra italiana nell'unità nell'amore antico e tra due invasori provarono che dove l'animo sovrasti la fortuna gli individui e le nazioni risorgono »

(Iscrizione del 1806 sull'epitaffio della Disfida di Barletta)

La storia di Barletta affonda le sue radici all'epoca classica, in un periodo che oscilla tra il IV e il III secolo a.C.. Il nucleo urbano invece ha le sue origini nel primo Medioevo, con l'arrivo dei Cannesi, dei Canosini e con una più ampia fioritura, durante l'epoca normanna. La città è stata luogo di diverse dominazioni, avvicendatesi dall'XI al XVI secolo, ed ha visto la presenza di normanni, svevi, angioini, aragonesi e spagnoli. Alla storia di Barletta è legata la celeberrima Disfida. La città è stata insignita della Medaglia al Valor Militare e della Medaglia al Valor Civile, per gli episodi accaduti durante la seconda guerra mondiale.


Le origini del nome Il primo nome della città di Barletta, come testimoniato dalla Tabula Peutingeriana, è stato Bardulos, trasformato in seguito in Barduli. Il toponimo derivava dal nome della popolazione transadriatica che, intorno al IV secolo a.C., era approdata sulle coste barlettane: i Bardei. Durante il primo Medioevo la denominazione subì una nuova modifica, diventando Baruli, che negli atti dell'epoca assumeva anche la forma Barulum. In volgare la città era detta Varolum o Varletum, da cui deriverebbe il nome della città in dialetto barlettano, ossia Varrett. Solo dall'XI secolo la città è stata chiamata con l'attuale denominazione di Barletta.

Storia antica
La cronologia tradizionale fa risalire le origini dei primi insediamenti nel territorio barlettano all'epoca classica, più precisamente al IV secolo a.C.. Circa l'origine del nome, i latini la chiamarono Barulum; con l'arrivo dei Bardei fu denominata Barduli e poi ancora nel III secolo a.C. Bardulos infine, con l'arrivo della lingua volgare, Barletta.

Sulle origini della città sono state avanzate diverse ipotesi
:

si ritiene che il primo nucleo abitativo sia stato fondato dai Bardei, una popolazione illirica indoeuropea composta prettamente da contadini e pirati. Questi, dopo le pesanti sconfitte, contro il re Filippo II di Macedonia nel 358 a.C. e contro Alessandro Magno nel 336 a.C., temendo un'ulteriore vendetta macedone, si imbarcarono verso la Puglia. Si presume si siano stanziati sulle coste dell'attuale città, costruendo un molo, ad oggi mai rinvenuto, a causa dell'arretramento del mare e che da esso sia sorta, grazie anche al successivo arrivo delle comunità limitrofe, il primo vero e proprio nucleo urbano;

l'ipotesi precedente si pone in contrasto con quella secondo cui la formazione dell'originaria città sia avvenuta per via dell'esigenza, da parte degli abitanti dell'antica Canosa, di un porto sicuro per il traffico marittimo. Secondo questa teoria la costruzione del primo porto, avvenuta tra il III e il II secolo a.C., è dovuta al commercio del grano e della lana che svolgevano i commercianti canosini. Ad ogni modo è accertato che in età romana Barletta abbia costituito il porto di Canosa, nonché la sua stazione balneare e la sua crescita di fatto sia stata parallela a quella della città collinare.

Nel 216 a.C. nell'attuale agro barlettano, nei pressi della vicina Canne, durante la seconda guerra punica si tenne la nota battaglia di Canne, che vide la pesante sconfitta dei romani da parte dei Cartaginesi di Annibale.

Tra il III e il IV secolo si ha l'ampliamento del porto, mentre risale all'inizio del V secolo l'edificazione del primo borgo cittadino, nei pressi di San Vitale, sulla via per Andria. Tra la fine del V e l'inizio del VI secolo si andò formando il secondo agglomerato urbano, denominato borgo Santa Maria. Questo è caratterizzato da una disposizione dell'edificato a lisca di pesce rispetto all'asse stradale principale, con sezioni stradali molto strette e perpendicolari rispetto alla costa, per motivi climatici e difensivi. Al momento dell'incursione romana l'antica Bardulos si trovava in un punto di crocevia tra la strada che conduceva nell'entroterra sannitico passando per Canne e Canosa e la via litoranea che, costeggiando l'Adriatico, collegava il Gargano con Barium e Brundisium.


Periodo altomediovale
Nel 547, in seguito alla guerra gotica durante la quale Canne fu distrutta dalle truppe ostrogote di Totila, si ebbero le prime ondate migratorie che indussero al primo insediamento cannese a Barletta, lungo quei tracciati che riconducevano al vicino villaggio. Tra il 584 e il 590 in seguito all'invasione longobarda vi furono ulteriori migrazioni verso il mare, questa volta provenienti da Canosa. Nella prima parte del IX secolo, sui resti dell'antica basilica paleocristiana, vi fu la costruzione della chiesa di Santa Maria Maggiore, nei pressi della quale si andranno ad attestare le abitazioni civili. Le ondate migratorie si susseguiranno fino al XII secolo e gli insediamenti continueranno a posizionarsi lungo le antiche direttrici per Canosa e per Canne, dando vita alla futura struttura aggregativa dei vari borghi, che, a ridosso del X secolo, dovevano essere costituiti da piccoli nuclei quali San Vitale, Santa Maria, San Giacomo e Sant'Antonio Abate, lungo la strada per Canosa. L'espansione della città fu particolarmente attiva lungo le direzioni nord ed ovest, anche perché arealmente più vicine alle città da cui provenivano le antiche migrazioni. Maggiori resistenze si sono riscontrate verso sud ed est, a causa della forza logistica della città di Trani.

Periodo normanno
La città ottenne una reale importanza militare ed economica solo in epoca normanna, nel XI secolo, quando il conte Pietro fondò nell'entroterra le città di Andria e Corato e sulla costa Barletta e Bisceglie. La città fu munita di una prima cinta muraria proprio dai Normanni durante la metà dell'XI secolo, che inglobava l'area della marineria e una prima rocca normanna, che corrisponde al primo nucleo di formazione del castello. La distruzione dell'insediamento di Canne, nel 1083 ad opera di Roberto il Guiscardo, provocò un'ingente ondata migratoria dei cannesi che contribuì alla formazione del borgo San Giacomo, dando vita ad una sorta di dualità interna tra gli aggregati urbani, attestati intorno agli edifici religiosi più importanti, la chiesa di Santa Maria Maggiore ad oriente e la chiesa abbaziale di San Giacomo, costruita intorno alla fine dell'XI secolo, ad occidente. Nel 1156, in seguito alla distruzione di Bari, divenne capoluogo della Terra di Bari.

Periodo svevo Nel periodo compreso tra l'
XI e il XIII secolo fu completamente saturato lo spazio compreso tra i due nuclei abitativi. Un ruolo importante a tal proposito lo ha avuto la costruzione della chiesa del Santo Sepolcro, situata in un punto di crocevia tra la strada del Cambio, fondamentale per il cambio di valuta e la presenza di banche, via della Cordoneria, l'attuale corso Vittorio Emanuele, che conduceva a Canne e via della Selleria, oggi corso Garibaldi che proseguiva fino a Canosa. Un importante nucleo urbano fu quello delle Sette Rue, le sette strade, che si presentavano in maniera ortogonale alla costa, con una disposizione di case a schiera. Nel 1190 Tancredi di Sicilia elesse la città di Barletta città regia. Nel 1194 terminò il periodo normanno ed iniziò quello svevo, dominato dalla figura di Federico II: divenuto imperatore nel 1220, quattro anni dopo avviò la costruzione della sua domus nel castello barlettano, allora costituito unicamente dal fortino costruito precedentemente dai Normanni. L'importanza attribuita alla città dal sovrano svevo è testimoniata dall'annuncio. Nel 1228 Federico II di Svevia, adunato il parlamento dei baroni nel castello di Barletta, annunciò la partenza per la sesta crociata, durante la Dieta tenutasi proprio nella domus federiciana. Lo stesso imperatore, nel 1234, concesse alla chiesa barlettana di santa Maria Maggiore la Fiera dell'Assunta, una delle otto più importanti fiere del Regno, che contribuì notevolmente all'economia della città.

Periodo angioino Con la morte di
Federico II prima e di Manfredi, suo successore, poi, nel 1266 si concluse la dinastia sveva e prese avvio quella angioina. Agli svevi succedette, nel 1266, la dinastia angioina. In questo periodo la sede di capoluogo fu spostata a Napoli ma Barletta continuò, con Carlo I, a beneficiare di ricchezza economica e di attenzioni da parte del sovrano, tanto che tre dei sette membri del Consiglio dell'Imperatore erano barlettani. Nel 1291, in seguito alla caduta in mano musulmana di San Giovanni d'Acri di Palestina, ospitò il Patriarca di Gerusalemme, Randolfo. Nel 1294 con un diploma di Carlo I d'Angiò i territori di Canne e di Barletta furono unificati. Dal 1327, in seguito alla distruzione della cittadina palestinese di Nazaret, gli Arcivescovi Nazareni si trasferirono a Barletta, che divenne loro sede definitiva fino alla soppressione del titolo episcopale, attuata da papa Pio VII nel 1818.

Periodo aragonese Tra la fine del
XIII secolo e i primi anni del XIV secolo vi fu un'ulteriore espansione della cinta muraria, da parte degli angioini, che inglobò le sette strade e tutte quelle aree nate nel secolo precedente. Fu proprio in questo periodo che si ebbe il primo vero piano urbanistico, che regolamentava il comune dal punto di vista dell igiene e dell'edilizia. Lo sviluppo della città in questo periodo prosegue lungo le principali direttrici di traffico, ossia quella per Canosa e per Canne e tale propensione risulta evidente anche nella costruzione e nell'ampliamento della cinta muraria, che tende a proteggere gli edifici più esposti verso queste aree. La dinastia aragonese subentrò nel 1442 a quella angioina e nel 1459 il nuovo re, Ferdinando I, fu incoronato proprio nella cattedrale di Barletta. Durante i primi anni del Quattrocento la città di Margherita di Savoia e le sue attigue saline prendono il nome di Saline di Barletta e saranno acquistate da Alfonso I d'Aragona nel 1442. Il 4 febbraio 1459 fu incoronato sovrano nella Cattedrale Santa Maria Maggiore a Barletta Ferdinando I d'Aragona.

Storia moderna
All'inizio del XVI secolo, durante la seconda guerra d'Italia che vedeva coinvolte Francia e Spagna, la città fu teatro di storiche vicende. In seguito al fallimento del trattato di Granada, stipulato segretamente nel 1500 tra francesi e spagnoli, che vedeva l'assegnazione della Campania e dell'Abruzzo ai primi e della Puglia e della Calabria ai secondi, l'astio tra le due compagini era giunto al culmine. Fu così che durante uno scontro gli spagnoli catturarono numerosi militari francesi, tra cui Charles de Tongue, detto Monsieur de La Motte. Il 15 gennaio 1503 la tradizione vuole che, nel quartier generale del capitano degli spagnoli, la Cantina della Disfida, si sia tenuto un banchetto offerto dal capitano Consalvo da Cordova, a cui parteciparono anche i militari francesi tenuti prigionieri. In quella sede Monsieur de La Motte provocò ripetutamente gli italiani accusandoli di codardia, tanto che si giunse al lancio della sfida tra italiani e francesi che ha portato alla cosiddetta Disfida. La sfida, avvenuta il 13 febbraio 1503, vedeva opposti tredici cavalieri italiani, tra cui il noto capitano Ettore Fieramosca, al servizio degli spagnoli, contro altrettanti cavalieri francesi, tra cui figurava il capitano La Motte. Il combattimento, tenutosi tra Andria e Corato, si concluse con la vittoria degli italiani, per mano del capitano, che uccise l'avversario francese. Quest'evento storico segnò l'inizio della predominio spagnolo nella conquista del meridione italiano e nel potere della città.


Prosegue intanto l'ampliamento della cinta muraria della città e all'inizio del XVI secolo borgo San Giacomo fu incluso nella cinta spagnola. Nel 1528 Barletta, già lacerata da divisioni interne, ed in particolar modo il borgo di San Vitale e quello di Sant'Antonio Abate, che non erano ancora abbracciati dalle mura cittadine, fu preda di un'imponente devastazione per mano francese, subendo saccheggi e incendi, che videro la distruzione di numerose chiese ed edifici conventuali. Dal sacco del 1528 ne uscivano illese unicamente le chiese più grandi situate intra-moenia di santa Maria Maggiore, di san Giacomo e del Sepolcro, ma al di fuori delle mura urbiche tutto era ormai ridotto a rovina. Da quel momento cominciò il declino di Barletta, ormai devastata, favorito dal malgoverno spagnolo e dalle calamità naturali susseguitesi per tutto il XVII secolo. Nel 1656 la peste colpì la città dimezzandola nel numero e per ben tre volte, nel 1689, 1731, 1743 dei terremoti ridussero in ginocchio la popolazione. Solo alla fine del XVIII secolo si verificarono elementi di rinascita in particolar modo durante i regni di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat.

Storia contemporanea
Oramai consolidatosi l'impianto urbanistico e la conformazione della cinta muraria la città vede un folto numero di edifici ecclesiastici rispetto a quelli civili. Proprio durante il periodo murattiano i numerosi edifici conventuali sorti in città furono soppressi, precisamente nel 1809, e con essi tutti gli Ordini monastici a cui venivano requisiti anche i beni materiali. Tuttavia Barletta restava un attivo centro culturale e religioso, e, nel 1860, fu elevata a diocesi da papa Pio IX col nome di Barletta-Nazareth. Il XX secolo si aprì con lotte contadine e scioperi; le lotte politiche furono particolarmente sostenute, in Puglia, dal cerignolano Giuseppe Di Vittorio. Il 24 maggio 1914, durante la seconda guerra mondiale la città si è resa protagonista di una strenua resistenza e fu teatro del primo episodio della Resistenza italiana contro le truppe naziste. Dopo aver ricevuto il fonogramma in cui si chiedeva di considerare le truppe tedesche come nemiche, il colonnello Francesco Grasso, posizionò le truppe del presidio barlettano a difesa delle vie d'accesso alla città e solo dopo due giorni di attacchi da parte nazista la città fu costretta alla resa, per evitare che fosse rasa al suolo. Numerose da quel momento furono le vittime italiane, sacrificate senza alcun motivo ma il più grave degli episodi è legato al 12 settembre 1943. Durante quella mattina undici vigili urbani e due netturbini furono condotti nei pressi del palazzo delle poste in piazza Caduti di Guerra e d'avanti al muro su cui ancora oggi restno visibili i segni dei colpi, furono fucilati per rappresaglia. Uno dei vigili colpito alle gambe e coperto dai cadaveri dei suoi colleghi, riusci a salvarsi dopo ore di agonia durante le quali era rimasto immobile sepolto dai corpi. Le vittime civili durante quei dodici giorni di assedio nazista furono in totale trentadue, oltre a decine di feriti. Per questi motivi la città di Barletta è stata insignita, unico caso in Italia, la Medaglia d'Oro al Valor Militare ed al Merito Civile. Inoltre, con 11 medaglie d'oro e 215 medaglie d'argento Barletta è la città più decorata d'Italia.

 

Una delle tematiche più sentite dalla popolazione barlettana è la sua proclamazione a provincia, che arriva nel maggio 2004. Assieme alle città di Andria e Trani, formerà infatti la sesta provincia della Puglia, denominata BAT. La nuova Provincia di Barletta-Andria-Trani, istituita dalla legge 148/2004 dell'11 giugno , non è al momento ancora operativa, a causa della necessità di organizzare le strutture amministrative. Le prime elezioni del Consiglio provinciale sono previste per il mese di giugno , diventando operativa secondo i termini di legge nel medesimo anno. Di fatto, quindi i comuni che ne fanno parte dipendono amministrativamente ancora dalle province di Foggia e Bari. Nel dicembre 2004 è stato nominato il Commissario di Governo, Giuseppe Capriulo. Nel febbraio 2006, con decreto governativo, la sigla automobilistica della Provincia è diventata ufficialmente BT. Con D.P.C.M. (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) del 16 novembre è stata assegnata la Prefettura alla città di Barletta, città capofila della sesta provincia pugliese. La sede designata dal Governo per l'istituzione provinciale è l’edificio del Real Monte di Pietà.


 

 
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